Carabinieri TPC: dettagli delle operazioni condotte dai Nuclei di Roma e Udine per il recupero di volumi, documenti archivistici, reperti archeologici e del dipinto di San Gennaro

Un consistente patrimonio storico culturale è stato restituito alla comunità di Ariano Irpino, attraverso un provvedimento di affidamento in giudiziale custodia, con facoltà d’uso, adottato all’esito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento, diretta dal Dott. Aldo Policastro, e condotte dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, al comando del Generale di Brigata Roberto Riccardi. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa presso la sala conferenze del Museo civico e della ceramica di Ariano Irpino, alla presenza del Vescovo della locale Diocesi, S.E.R. Mons. Sergio Melillo e del Sindaco di Ariano, dott. Enrico Franza, destinatari dei provvedimenti di affidamento. I beni, infatti, sono costituiti da volumi antichi, documenti archivistici, reperti archeologici e beni ecclesiastici, trafugati dalla Biblioteca comunale Pasquale Stanislao Mancini, dal Museo civico e della ceramica di Ariano Irpino e dal locale Museo Diocesano. Più nel dettaglio, si tratta di oltre 250 volumi di epoca compresa tra il XVI e il XX sec., trafugati dalla Biblioteca Mancini e dal Museo Civico di Ariano Irpino, oltre 300 pagine spurie strappate da volumi antichi della Biblioteca Mancini, alcuni trafugati, altri ancora presenti in biblioteca, alcuni documenti archivistici e frammenti archeologici trafugati dal Museo civico e della ceramica, ove erano depositati a seguito delle campagne di scavo nella zona del Castello Normanno condotte dall’Università di Napoli negli anni ’80 e ’90. Ed ancora, 3 volumi antichi, di epoca compresa tra il XVI e il XVIII secolo e 3 documenti archivistici provenienti dalla biblioteca e dall’archivio della Diocesi di Ariano Irpino – Lacedonia, 21 beni storico-artistici di natura ecclesiastica, tra cui elementi marmorei, reliquie, ornamenti sacri, trafugati dal Museo Diocesano di Ariano Irpino tra il 2005 e il 2018.

Le indagini sono state avviate nel 2017, quando militari della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale hanno rinvenuto, nella disponibilità di un collezionista di Ariano Irpino, un cospicuo numero di volumi antichi, alcuni dei quali provento del furto di più di 600 esemplari, scoperto e denunciato nel marzo del 2015, dalla direttrice della Biblioteca Mancini. Le successive investigazioni, coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento, hanno permesso di ricostruire un’intera filiera di smercio di tali beni librari, consentendo di identificare e denunciare numerose persone, detentrici delle centinaia di esemplari sequestrati, e di acquisire numerosi riscontri alla iniziale ipotesi investigativa.

Nel corso delle indagini preliminari il 20 novembre 2020 veniva eseguita dai militari del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, coadiuvati da personale del Comando Compagnia Carabinieri di Ariano Irpino (AV), una misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Tribunale di Benevento, Ufficio G.I.P., su richiesta della Procura della Repubblica di Benevento, nei confronti dell’allora responsabile della segreteria e della biblioteca del Centro Europeo di Studi Normanni (C.E.S.N.) di Ariano Irpino nonché dipendente della locale cooperativa AR.TOUR, che gestiva la fruizione del Museo Diocesano di Ariano Irpinoavendo acquisito gravi indizi nei suoi confronti in ordine alle seguenti circostanze: è emerso che egli, approfittando della vicinanza fisica alla biblioteca comunale di Ariano Irpino e dell’assenza di adeguata protezione di questa, nel corso degli anni, si sia impossessato di numerosissimi libri antichi, a volte anche solo delle singole pagine interne ai volumi contenenti stampe antiche, allo scopo di trarne profitto mediante la vendita in favore di svariati soggetti, sfruttando l’ampia fiducia acquisita, in ragione delle proprie mansioni, presso le istituzioni civili e religiose locali, ottenendo anche disponibilità di accesso negli spazi museali del Comune e soprattutto della Diocesi di Ariano Irpino.

Le ipotesi contestate sono di ricettazione, riciclaggio e impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato. La più grave ipotesi di riciclaggio, prevista dall’art.648 bis del Codice Penale, è stata contestata poiché su diversi volumi sequestrati sono state rilevate abrasioni dei segni distintivi, finalizzate ad ostacolarne l’identificazione della provenienza furtiva. Si tratta di tecniche che hanno previsto la rimozione, mediante abrasione, del timbro ad inchiostro della Biblioteca Mancini e la cancellatura, mediante sovrapposizione di inchiostro moderno, delle antiche note di possesso manoscritte attestanti la provenienza dagli antichi conventi soppressi con le leggi post-unitarie e divenuti il fondo principale della Biblioteca Civica Pasquale Stanislao Mancini di Ariano Irpino. In alcuni casi, la prova dell’abrasione si è avuta grazie al confronto con vecchie fotografie dei frontespizi, eseguite in fase di catalogazione dei volumi. In altri casi, la cancellatura della nota manoscritta è stata decifrata grazie ad un microscopio digitale in uso ai Carabinieri del TPC.

Ovviamente il provvedimento all’epoca eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa all’epoca erano persone sottoposte alle indagini ed oggi imputati davanti al Tribunale di Benevento, quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Nel corso delle numerose perquisizioni eseguite a carico delle persone coinvolte, sono stati complessivamente rinvenuti e sequestrati:

  • 259 volumi della Biblioteca Mancini e del Museo Civico di Ariano Irpino;
  • 316 pagine strappate da volumi antichi della Biblioteca Mancini, alcuni trafugati, altri ancora presenti in biblioteca; pagine ritrovate all’interno degli uffici della cooperativa che gestisce i servizi culturali del Museo Diocesano;
  • 21 beni di natura ecclesiastica trafugati dal Museo Diocesano di Ariano Irpino, tra cui elementi marmorei costituenti parti di altari smembrati;
  • 5 documenti archivistici provenienti dal Museo Civico e dell’Archivio Diocesano, tra questi l’ “inventario delle sacre reliquie e dei sacri arredi della chiesa Cattedrale di Ariano Irpino”. Questo elemento – si legge in un passaggio dell’Ordinanza del G.I.P. – appare particolarmente significativa poiché attraverso la consultazione di tale documento l’indagato era in grado di individuare gli oggetti e gli arredi sacri di maggior pregio e valore economico, per poi acquisirli illecitamente ed immetterli nel mercato;
  • 52 beni librari risultati provento di vari furti commessi ai danni di biblioteche di vari enti civili ed ecclesiastici dislocati nelle province di Napoli, Benevento, Roma e Pisa;
  • 4 beni storico-artistici provenienti dal Museo della Civiltà Normanna di Ariano Irpino;
  • 1 pistola antica;
  • 73 reperti di natura archeologica di epoca compresa tra l’età del bronzo (II millennio a.C., al IV sec. d.C., di produzione romana, campana e apula;
  • 5 monete in bronzo risalenti al XIII/XIV sec., provenienti da scavi clandestini nell’Italia meridionale;
  • 1 esemplare di testuggine marina imbalsamata,della specie “eretmochelys imbricata”, specie protetta dalla convenzione internazionale CITES (Reg. CE nr.338/1997, Legge 150/1992).

A breve saranno restituiti anche gli altri volumi antichi in sequestro, provenienti da varie biblioteche del territorio nazionale, tra cui: Biblioteca Nazionale di Napoli, Scuola Superiore Normale di Pisa, Convento di Sant’Antonio di Afragola, Biblioteca diocesana Pacca di Benevento, Provincia dell’Ordine dei Frati Minori di Benevento, Pontificia Università Urbaniana di Roma, Pontificio Ateneo di S. Anselmo a Roma.

Saranno infine proposti per la confisca i reperti archeologici, la pistola e la testuggine marina.

Di fondamentale importanza per l’individuazione di tutti i beni è risultata la comparazione delle immagini degli oggetti sequestrati con quelle contenute nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, gestita dal Comando TPC, il più grande database del mondo, con oltre 6 milioni di beni culturali censiti, sancita dall’art.85 Codice beni culturali e del paesaggio D.Lgs.42/2004.

Ma altrettanto fondamentale è risultata la catalogazione dei beni librari della Biblioteca Mancini e dei beni storico-artistici della Diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia, svolta in collaborazione con gli organi periferici del Ministero della cultura, in loco oggi rappresentati dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania, diretta dal dott. Gabriele Capone e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Salerno e Avellino, diretta dalla dott.ssa Raffaella Bonaudo.

Un importante dipinto del XVII-XVIII secolo, olio su tela, di scuola napoletana, raffigurante San Gennaro, attribuibile molto probabilmente al maestro Giuseppe d’Arena, rimpatriato da Malta, è stato destinato alla fruizione pubblica, presso il Museo Diocesano di Benevento, attraverso un provvedimento di affidamento in giudiziale custodia, con facoltà d’uso, adottato dalla Procura della Repubblica di Benevento ed eseguito dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine in favore del Museo Diocesano di Benevento.

I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa, tenuta dal Procuratore della Repubblica di Benevento, Dott. Aldo Policastro e dal Generale di Brigata, Roberto Riccardi, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, presso la sala Leone XIII del Palazzo Arcivescovile, in Piazza Orsini di Benevento, alla presenza dell’Arcivescovo della Arcidiocesi di Benevento S.E.R. Mons. Felice Accrocca e del Soprintendente della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento.

Il provvedimento è stato adottato nell’ambito del procedimento penale iscritto per i reati di trasferimento all’estero di beni culturali (art. 174 D. Lgs. 42/2004) e di ricettazione (art. 648 c.p.), a seguito di un’articolata attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento e svolta dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine, che ha consentito di recuperare la tela, trafugata illecitamente tra il novembre del 1969 e gennaio del 1970 da abitazione privata sita in San Lupo (BN), nello Stato di Malta.

In particolare, durante il corso della attività di servizio istituzionale, i militari del Nucleo TPC di Udine appuravano che la tela posta in vendita all’incanto sul sito on-line di una casa d’aste maltese, dal riscontro nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, (il più grande database al mondo di opere d’arte rubate in carico al Ministero della Cultura ma gestito in via esclusiva dal Comando TPC) nonché nel Bollettino delle Ricerche TPC nr. 1 del 1970, corrispondesse al dipinto sottratto da ignoti tra il novembre 1969 e il gennaio 1970 all’interno di un’abitazione privata ubicata a San Lupo (BN).

La Procura di Benevento, a seguito di ulteriori elementi acquisiti attraverso accertamenti svolti in collaborazione con il Nucleo TPC di Napoli, le Stazioni Carabinieri di Caserta, Cerreto Sannita (BN) e Guardia Sanframondi (BN), emetteva un Ordine europeo di Indagine (OEI) verso lo Stato di Malta diretto al sequestro del bene culturale illecitamente sottratto e al successivo rimpatrio.

In esecuzione dell’O.I.E., in collaborazione con l’Autorità Giudiziaria dello Stato di Malta, veniva eseguito il sequestro a cura del personale della Major Crimes Unit – Properties And Cultural Crimes della polizia maltese, a carico di un privato che aveva affidato il dipinto ad un restauratore dopo averlo acquistato da una casa d’aste dell’isola alla quale il possessore si era rivolto.

Il dipinto è stato poi rimpatriato in Italia e temporaneamente custodito presso il caveau del reparto operativo del Comando TPC di Roma, ove è stato altresì sottoposto all’osservazione del Sopraintendente della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento. 

Sono ancora in corso indagini volte ad individuare a ritroso l’identità dei precedenti possessori del dipinto e le modalità con le quali nel tempo gli stessi ne hanno avuto la materiale disponibilità.

L’intera operazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra le Autorità Giudiziarie e le Forze di Polizia dei due Paesi, Italia e Malta, e il fattivo ruolo di raccordo svolto da Eurojust, il cui Ufficio italiano ha recentemente sottoscritto un protocollo d’intesa con il Comitato per il recupero e la restituzione dei beni culturali del Ministero della Cultura ed al quale partecipano anche i Carabinieri del TPC, per lo scambio informativo e la cooperazione inter istituzionale nelle procedure aventi ad oggetto beni culturali.

L’odierna attività testimonia ancora una volta la costante e continua attività di tutela e protezione dei beni culturali e di consequenziale contrasto alle condotte illecite in materia espletata dalla Procura della Repubblica di Benevento in sinergia con il Comando Carabinieri del TPC.

L’opera d’arte, descritta come “di massimo risalto d’arte”, che presenta una cornice visibilmente antica, ovvero lignea e del modello denominato “Salvator Rosa”, è attribuibile con molta probabilità al maestro Giuseppe d’Arena, è stata affidata in custodia al Museo Diocesano di Benevento al fine di valorizzarne il giusto pregio ed essere messo a disposizione della comunità.

Comunicato stampa ufficiale del Comando Carabinieri TPC, che si ringrazia per il cortese invio.

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