Due tavole al Museo Nazionale d’Abruzzo: analisi, curiosità e falso

A L’Aquila, il Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA) custodisce una serie di tavole del Duecento riproducenti la Vergine in trono col Bambino. Ci siamo soffermati, però, in particolare e con attenzione sulla variante iconografica chiamata la Madonna del Latte. Le origini di quest’iconografia affondano le proprie radici nel lontano Antico Egitto, in cui la dea Iside veniva rappresentata con suo figlio Horus al seno; poi, come spesso accadde, l’arte cristiana assorbì l’immagine dal bagaglio iconografico pagano sostituendo, e modificando in parte, le due divinità egizie con quella di Maria e di suo Figlio. Tra il V ed il VI secolo d.C., dall’Egitto copto – cioè cristiano – l’iconografia ebbe un vivacissimo sviluppo in tutto l’Oriente, per poi giungere più tardi anche in Occidente, dove subì infine una fase di arresto con l’avvento del Concilio di Trento (1545-1563), che impose ai pittori di utilizzare iconografie che, agli occhi dei fedeli, apparissero più consone ed appropriate. Infatti, quest’iconografia è il risultato di una potente commistione, in cui la sacralità scopre di sé un lato umanissimo, sottolineato dall’atteggiamento amorevole che la Vergine, una madre, ha nei confronti di Cristo, un figlio.

New York, Metropolitan Museum of Art, Iside mentre allatta suo figlio Horus, IV a. C. (foto tratta da metmuseum.org)

Tornando agli esemplari abruzzesi, la maggior parte di essi proviene da chiese regionali, franate o dirute, da cui si è ritenuto necessario il ricovero in museo. In quest’occasione, ci piace poter parlare di una tavola in particolare, la cosiddetta Madonna del Latte di Montereale, proveniente dalla chiesa di Santa Maria in Pantanis a Montereale (AQ).

L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo, la Madonna del Latte da Montereale (AQ) (foto di Giulia Abbatiello)

La tavola, cronologicamente databile alla fine del Duecento, è stata attribuita ad un anonimo artista abruzzese. La Vergine è ritratta assisa su di un trono, mentre tra le braccia tiene il Bambino che sugge il latte da uno dei seni scoperti. Ella è cinta da uno splendido loros azzurro, tipico abbigliamento imperiale bizantino, inframmezzato da bende finemente ricamate, mentre il capo è coperto da una cuffia su cui poggia la corona; in particolare, questa zona della tavola è stata ricavata su un’altra sezione lignea, unita alla principale, di poco inclinata per creare una suggestiva visione per l’osservatore.

L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo, la Madonna del Latte da Montereale (AQ), particolare (foto di Giulia Abbatiello)
L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo, la Madonna del Latte da Montereale (AQ), particolare (foto di Giulia Abbatiello)

Al secolo scorso risale la prima operazione di restauro effettuata sull’opera dall’ICR di Roma. Il pezzo, una volta giunto nei locali per essere restaurato, venne sottoposto a pulitura, parchettatura, stuccatura e reintegrazione pittorica. L’osservazione di una foto scattata poco prima del restauro ci rivela come la tavola presentasse delle aggiunte, probabilmente in stucco, da indicare nelle due teste di cherubino – a sinistra e a destra, in alto alla tavola – e nelle due corone – si presume in lama metallica – al di sopra del capo di Maria e di Cristo.

La Madonna del Latte da Montereale in uno stato anteriore alle operazioni di restauro condotte dall’ICR di Roma. Si notino, in alto, le due teste di cherubino e le corone sulla testa di Maria e di Gesù (foto tratta da iscr-ares.beniculturali.it)

A tal proposito, ricordiamo quanto Cesare Brandi, cui abbiamo dedicato un nostro articolo sulla sua Teoria del restauro, affermò in merito alla decisione che spetta al restauratore, ovvero se procedere o meno con la rimozione o il mantenimento di un’aggiunta in un’opera d’arte. Secondo Brandi, l’aggiunta va mantenuta solo se essa offre di per sé un contributo alla storia dell’opera, altrimenti dovrebbe essere rimossa perché, dal punto di vista estetico, essa potrebbe essere confusa come creazione artistica dell’originario autore. In questo caso, perciò, si è proceduto con l’eliminazione, in quanto è probabile che i restauratori avessero notato come quelle aggiunte si confondessero con l’aspetto originario dell’opera; dal punto di vista storico, invece, non si imponevano forse come testimonianze importanti della “vita” della tavola. Un fatto curioso: sappiamo che la gente di Montereale, non appena seppe del trasferimento della amata Madonna del Latte, si “ribellò” contro tale decisione, tanto forte era l’attaccamento devozionale verso la tavola.

Si vuole concludere questo contributo dedicando dello spazio ad un’altra tavola duecentesca, custodita anch’essa al MuNDA, la cosiddetta Madonna di Sivignano (AQ). Questa volta la Vergine è semplicemente ritratta in trono col Bambino; non scopre perciò uno dei suoi seni, ma tiene tra il pollice e l’indice della mano destra uno specchio, elemento indicante la sua purezza.

L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo, la Madonna di Sivignano (AQ) (foto di Giulia Abbatiello)
L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo, la Madonna di Sivignano (AQ) (foto di Giulia Abbatiello)

Se ne vuole qui parlare per un fatto singolare, che possiamo raccontare grazie ad una scoperta di Federico Zeri: lo storico dell’arte, infatti, si trovò ad analizzare una copia di quella, passata sul mercato artistico attorno agli anni Cinquanta del secolo scorso come capolavoro della pittura umbra della metà del XIII secolo.

Falsario romano, 1945 ca., copia della Madonna di Sivignano, collezione privata (foto tratta da Bona Castellotti 2011).

Per caso un giorno, riguardando la tavola, Zeri premette involontariamente un’unghia contro il colore bianco steso in superficie, ad altezza del mento della Vergine, accorgendosi a quel punto che esso non era secco ma che, anzi, era riuscito a trattenere la sua impronta. Zeri decise così di approfondire la vicenda recandosi presso il piccolissimo paese di Sivignano e portando con sé uno scatto dell’opera originale. Lo studioso iniziò, quindi, a chiedere chiarimenti, venendo infine a sapere dalla gente del posto che, durante la Seconda Guerra, un trafficante di Roma, autore della copia analizzata da Zeri, grazie alla complicità del parroco aveva con questi concordato la sostituzione dell’originale con il suo falso. I paesani, allora, accorgendosi dello strano traffico, presero la decisione di nascondere la tavola vera che, all’epoca, ancora era custodita in chiesa. Nel frattempo, la copia era stata sì eseguita ma infine, non potendo essere sostituita con l’originale poiché celato, venne posta in commercio.

Prosegue Zeri: «Immediatamente dovetti avvertire i Carabinieri, che si recarono sul posto e liberarono il quadro dalla sua prigione; fu trovato sotto delle balle di paglia, ma non s’era rovinato. Il falso, che girava con tre perizie, purtroppo non è andato distrutto, ritorna continuamente a galla; è già la terza volta che lo rivedo tornar fuori. Lo chiamo cometa; è una di quelle comete del mercato antiquario».

Bibliografia generale:

  • C. Brandi, Teoria del restauro, Torino 1963.
  • M. Bona Castellotti (a cura di), Cos’è un falso e altre conversazioni sull’arte di Federico Zeri, Milano 2011.
  • V. Lucherini, Un raro tema iconografico nella pittura abruzzese del Duecento: la Madonna regina allattante, in A. C. Quintavalle (a cura di), Medioevo: i modelli. Atti del convegno internazionale di studi, Parma 27 settembre – 1 ottobre 1999, Milano 2002, pp. 682-687.

Sitografia:

L. Corchia, L’iconografia della Madonna del Latte: dalla stilizzazione alla dolcezza materna, su Restaurars

Dal Catalogo dell’ICCD sulla tavola di Montereale

Dal Portale ARES dell’ISCR, documentazione e fotografie della tavola di Montereale pre-intervento

La citazione in fondo al testo è stata tratta da M. Bona Castellotti (a cura di), Cos’è un falso e altre conversazioni sull’arte di Federico Zeri, Milano 2011, p. 121.

Autore del contributo per il blog “La Tutela del Patrimonio Culturale”: Giulia Abbatiello

Scritto in data: 23 dicembre 2021

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Storica dell’arte; diplomata al Master annuale di II Livello in “Strumenti scientifici di supporto alla conoscenza e alla tutela del patrimonio culturale”, bandito dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di "Roma Tre"; attualmente, specializzanda presso la Scuola Vaticana di Biblioteconomia.