Gli stucchi del Serpotta negli oratori palermitani

Nel centro storico di Palermo, tra i quartieri storici (o mandamenti) della Kalsa e della Loggia, vi sono diversi oratori, appartenuti a confraternite, compagnie e congregazioni, al cui interno sono custoditi ammirevoli tesori. Uno di essi, quello di San Lorenzo, è particolarmente noto poiché da tale luogo, nel 1969, venne sottratta la tela del Caravaggio con la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, opera finora mai trovata e sul cui furto indagano ancora oggi i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale.

Gli oratori palermitani sono strutture realizzate nel corso della costruzione di Palermo capitale, in quel periodo, cioè, di rinnovamento urbanistico della città avvenuto dalla fine del Cinquecento e per tutto il Seicento. Si tratta di strutture relativamente piccole, a navata unica e con abside, dove si ritrovavano i membri di congregazioni, compagnie e confraternite per svolgere le loro funzioni liturgiche, ma anche incontri a finalità sociale (erano, infatti, associazioni di laici che si riunivano con fini religiosi e assistenziali).

Spesso esse rivaleggiavano tra loro per manifestare potere e opulenza e proprio da questo ‘contrasto’ nacquero le ricche decorazioni degli oratori.

A Palermo i più conosciuti tra quelli rimasti – poiché molti sono andati distrutti con i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale – sono l’oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, l’oratorio di San Lorenzo e l’oratorio di San Domenico. In ciascuno di essi lavorò Giacomo Serpotta (1656 – 1732), il più noto stuccatore della Sicilia a cavallo tra il Sei e il Settecento. Per tale motivo:

«Questi edifici offrono perciò non solo esempi luminosi della sua maestria, ma hanno il fascino irripetibile di luoghi d’arte concepiti da un’unica mano, secondo un unico disegno. Conservano, intatta e intera, l’impronta di un clima, di un gusto, una visione»[1].

Ecco, perciò, che giungiamo alla decorazione delle pareti degli oratori, realizzate in stucco, non in marmo, il che significa in un materiale povero. E analogamente anche gli stuccatori erano considerati ‘poveri’, o comunque inferiori rispetto agli scultori, proprio per il materiale che usavano per realizzare le loro opere. Ma il Serpotta ha completamente ribaltato questa visione, portando la tecnica dello stucco, tramite le opere realizzate a Palermo e in provincia, agli stessi livelli della scultura in marmo.

Nella nostra visita ai tre oratori citati seguiamo un ordine cronologico, in base a quando il Serpotta lavorò in ciascuno di essi, cominciando dall’oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, dove lo stuccatore palermitano lavorò dal 1685 al 1717. Esso si caratterizza come un’ampia aula illuminata attraverso la luce che entra dalle grandi finestre poste sui lati lunghi di essa. Predomina il colore bianco delle decorazioni in stucco, che seguono un ben definito progetto, andando a incorniciare le finestre con elementi architettonici, fito-antropomorfi e giocosi puttini. Sotto di esse, in corrispondenza, si trovano i cosiddetti ‘teatrini’, realizzati dal Serpotta sulla base di quelli quattrocenteschi del Laurana e cinquecenteschi dei Gagini.

Col termine ‘teatrino’ si intende un piccolo rilievo prospettico raffigurante una scena biblica; quelli quattro e cinquecenteschi erano realizzati in bassorilievo, con il fulcro della rappresentazione sullo sfondo. Serpotta rompe questa impostazione realizzando invece una composizione più plastica.

I teatrini serpottiani raffigurano i vari Misteri del Rosario (i Gaudiosi, sulla parete sinistra, e i Dolorosi sulla parete destra). Nello spazio tra ciascun teatrino e la rispettiva finestra lo stuccatore palermitano ha, poi, collocato grandi statue delle Virtù bibliche, figure allegoriche – per le quali le fonti utilizzate sono state le descrizioni contenute nell’Iconologia del Ripa ma anche le statue dell’ormai perduta tribuna lignea del Gagini presso la cattedrale di Palermo – e altri puttini sopra ogni teatrino, che fungono da spettatori a ciascuna scena, trasmettendo emozioni e partecipazione attraverso una mimica facciale abilmente realizzata dallo stuccatore siciliano.

L’oratorio è dedicato alla Madonna del Rosario, attraverso il cui intervento la flotta cristiana trionfò nella battaglia di Lepanto (1571); e proprio questa è la scena realizzata nella controfacciata della parete d’ingresso. Tutta la superficie della parete è decorata con stucchi che riproducono un enorme, morbido drappo all’interno del quale vi sono altri teatrini attorniati da putti. Tutto ciò costituisce una sorta di illusione in quanto i piccoli riquadri sembrano squarciare il drappo che li contiene: nella parte centrale della parete, alla sommità, vi è un ulteriore teatrino dove è raffigurata l’Incoronazione della Vergine; sotto di esso la Battaglia di Lepanto, cuore della decorazione. Nella parte superiore del riquadro, è rappresentata la Madonna del Rosario che consegna lo stesso a San Domenico, mentre sotto la Battaglia sono raffigurati due giovani – uno, il cristiano vincitore e l’altro, l’ottomano sconfitto – a rappresentare idealmente il conflitto tra vincitori e vinti. Tra di loro una panoplia d’armi.

Nel lato opposto dell’aula, alla base dell’arco trionfale che immette al presbiterio, vi sono le figure bibliche di Ester, a sinistra,e Giuditta, a destra, «eseguite con una tecnica ancora più raffinata, vicina ad un gusto rococò»[2]. Nel presbiterio, dietro l’altare, si trova la tela con la Madonna del Rosario dipinta da Carlo Maratta nel 1695.

Alcune parti degli stucchi descritti – la Battaglia di Lepanto, così come alcuni dettagli dei vari teatrini – sono poi arricchiti dalle dorature realizzate da Michele Rosciano.

A poche centinaia di metri da Santa Cita – al di là di corso Vittorio Emanuele II – troviamo il già citato oratorio di San Lorenzo, a pochi passi dalla chiesa di San Francesco. In esso, che ripete le strutture architettoniche già descritte, la decorazione interna era tutta finalizzata a rendere ‘omaggio’ alla tela del Caravaggio – trafugata e oggi sostituita con una copia conforme all’originale – collocata nell’abside dell’oratorio, dietro l’altare.

Se il tema portante dell’oratorio del SS. Rosario in Santa Cita era l’esaltazione della Madonna del Rosario, in quest’ultimo invece diventano le figure di San Lorenzo e San Francesco. Ecco allora che tornano i bianchissimi teatrini, ma in San Lorenzo non vengono più rappresentati i Misteri del Rosario, bensì episodi della vita dei due santi (San Lorenzo a sinistra e San Francesco a destra). I teatrini con gli episodi legati alla vita di San Lorenzo sono intervallati dalle statue allegoriche della Fede, dell’Umiltà, della Costanza e della Penitenza così come, sulla parete destra, le statue allegoriche della Misericordia, Elemosina, Verità e Gloria si alternano con i teatrini dedicati alla figura del santo assisiate. Vi è, inoltre, una differenza rispetto ai teatrini dell’oratorio di Santa Cita: in San Lorenzo, infatti, Serpotta aumenta la dimensione prospettica, svincolandosi dal Gagini, attraverso l’inserimento di elementi architettonici ai lati delle varie scene, con lo scopo di aumentarne la plasticità complessiva. Come nel caso precedente, però, i teatrini sono attorniati da puttini festosi.

Nella controparete del lato corto trova compimento la decorazione in stucco dei teatrini, in quanto tutta la parte centrale è decorata con lo stucco raffigurante il Martirio di San Lorenzo. Sotto le due finestre che affiancano detta decorazione trovano posto altri due teatrini più piccoli.

Di fronte a questa parete vi è il grande arco trionfale che introduce al presbiterio. Alla base di esso sono le statue allegoriche raffiguranti la Carità e l’Ospitalità; al vertice invece trova conclusione il ciclo di teatrini dedicati alla vita di San Francesco, con la grande rappresentazione dell’episodio delle stimmate.

Nell’abside invece la decorazione è costituita da alcuni telamoni nell’atto di sorreggere due balconate dorate dalle quali si affacciano musici che suonano strumenti settecenteschi; a ciò si devono aggiungere due angeli che reggono la cornice in stucco oggi contenente la riproduzione della tela caravaggesca. Anche in quest’oratorio gli stucchi sono ulteriormente arricchiti dalla presenza dell’oro. È stato scritto che

«L’oratorio di San Lorenzo rappresenta l’opera più misurata di Giacomo Serpotta, sia nel giusto equilibrio tra superfici bianche e dorate, che nella apparente discrasia tra le statue allegoriche, i teatrini e l’allegrezza ed il gioco quasi insolente dei putti»[3].

Concludiamo il nostro viaggio tra gli stucchi serpottiani a Palermo con l’oratorio di San Domenico. Quest’ultimo conserva al proprio interno anche diverse opere d’arte, tra le quali la pala d’altare con la Madonna del Rosario, del 1628, di Antoon Van Dick, quadri con i Misteri dipinti da Pietro Novelli, il più noto pittore del barocco palermitano, Matthias Stomer, Luca Giordano, Giacomo Lo Verde, nonché tele e affreschi di Guglielmo Borremans. Gli stucchi commissionati al Serpotta dalla compagnia di San Domenico – alla quale, peraltro, apparteneva lo stesso stuccatore – dovevano avere, semplicemente, il compito di creare una sorta di ‘cornice’ tra tutte queste opere; Serpotta doveva creare un qualcosa che permettesse di armonizzare tutto questo immenso patrimonio artistico. Lo spazio, al contrario delle strutture precedenti, non era molto, così le sue opere si ritrovano a decorare i vuoti del primo e del secondo registro.

Nel primo caso Serpotta realizzò dodici statue allegoriche raffiguranti le Virtù cristiane. Queste sono poste in nicchie che affiancano la tela col Mistero del Rosario cui sono collegate.

Al secondo registro, invece, trovano posto decorazioni in stucco di medaglioni con i Misteri del Rosario (Dolorosi a destra e Gaudiosi a sinistra); inoltre vi sono anche scene bibliche e dell’Apocalisse arricchite da festoni, cartigli dorati e putti; il tutto è affiancato dalle finestre che consentono l’illuminazione della sala.

Alla base dell’arco trionfale sono poi le statue allegoriche della Divina Gratia e della Divina Provvidentia. Nell’abside, dame e puttini che si affacciano sull’altare.

Anche qui le dorature che arricchiscono gli stucchi sono opera di Michele Rosciano.

In questo oratorio, come in quello di Santa Cita, troviamo una piccola curiosità: la raffigurazione di una piccola serpe – qui su una colonna che fiancheggia la Virtù della Fortezza, in Santa Cita sul braccio di una delle statue allegoriche – che consente di attribuire gli stucchi al Serpotta. In siciliano, infatti, il piccolo rettile viene detto sirpuzza, termine riconducibile, anche per effetto sonoro, al cognome dello stuccatore palermitano.

Altra piccola curiosità, questa volta relativa ai putti. Vi è chi ritiene che, data la loro plasticità, i loro movimenti tendenti al gioco, le loro espressioni, prima ancora che putti, essi debbano essere considerati dei bambini, raffigurati nel loro esercizio più comune, il gioco appunto:

«Nelle sue creazioni [di Serpotta, n.d.A.], i puttini sono bambini che giocano, che si divertono, che ridono quasi a proclamare la loro freschezza e innocenza in un mondo che era tutt’altro, in una società povera dove essi non contavano se non nel microcosmo popolare. Ecco, come ha sottolineato qualche critico, proprio la presenza massiccia e purificatrice di questi puttini sembra voglia creare una sorta di continuità tra il sacro dentro le chiese e l’innocenza dei bambini che giocano là fuori. Non solo il gioco domina nel turbinio di questi putti svolazzanti, ma ogni gamma possibile di sentimenti […] essi vengono rappresentati nelle diverse manifestazioni della vita: il gioco e la riservatezza, il dolore e la passione, la gioia e la sofferenza. Tutto è leggero, etereo, smagliante nel suo biancore ma all’interno c’è tutto l’uomo coi suoi drammi e le sue difficoltà quotidiane»[4].

Oltre alle decorazioni e alle tele descritte, gli oratori palermitani in questione sono arricchiti dai pavimenti maiolicati e dagli scranni lignei finemente intagliati e decorati in madreperla (questi ultimi presso gli oratori di Santa Cita e San Lorenzo). Tutto ciò contribuisce ad evidenziare il fasto e la ricchezza delle varie confraternite, compagnie e congregazioni che gestivano questi ambienti. Dall’esterno non era visibile nulla: questi tesori erano riservati solo ai pochi membri delle congregazioni, ma – come si è detto – proprio i contrasti fra esse hanno contribuito ad arricchire il patrimonio artistico di una città in trasformazione; tramite il Serpotta e la sua abilità, l’arte dello stucco ha raggiunto vette forse inaspettate e oggi, tutto ciò, contribuisce a darci una visione più completa della ricca società palermitana tra il XVII e il XVIII secolo, oltre che una maggiore consapevolezza dell’importanza e ricchezza del nostro patrimonio culturale, anche attraverso le arti minori.

Bibliografia essenziale:

C. Griffo, A. Ganazzoli (a cura di), La decorazione barocca. Gli oratori e gli stucchi, in Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo, Le mappe del tesoro. Venti itinerari alla scoperta del patrimonio culturale di Palermo e della sua provincia, vol. 10, Regione Siciliana, Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Palermo 2015;

M. Scalisi (a cura di), La guida turistica. Manuale di preparazione per l’esame di abilitazione di guida turistica – Sicilia, DES, Palermo 2015;

Touring Club Italiano, Sicilia, TCI, Milano 2009.

Sitografia:

https://www.ilgeniodipalermo.com/itinerari/i-tesori-della-loggia/oratorio-di-s-cita.html

https://www.ilgeniodipalermo.com/itinerari/il-circuito-del-sacro/oratorio-ss-rosario-in-s-domenico.html

https://www.ilgeniodipalermo.com/itinerari/il-circuito-del-sacro/oratorio-di-san-lorenzo.html

https://leviedeitesori.com/risultati-di-ricerca/listing/oratorio-di-santa-cita

https://leviedeitesori.com/risultati-di-ricerca/listing/oratorio-del-ss-rosario-in-san-domenio

https://turismo.comune.palermo.it/palermo-welcome-luogo-dettaglio.php?tp=68&det=16&id=61

Didascalie immagini:

  1. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, panoramica generale;
  2. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, Carlo Maratta, Madonna del Rosario, 1695, pala d’altare;
  3. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, panoramica d’insieme della controfacciata d’ingresso (con, al centro, il celebre stucco con la Battaglia di Lepanto);
  4. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, controparete d’ingresso (particolare della Battaglia di Lepanto);
  5. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, panche in legno e madreperla lungo la parete destra;
  6. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, teatrino con il Mistero Gaudioso della Visitazione a S. Elisabetta;
  7. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, teatrino con il Mistero Gaudioso della Natività;
  8. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, teatrino con il Mistero Doloroso del Calvario;
  9. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, panoramica delle decorazioni della parete sinistra;
  10. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, panoramica delle decorazioni della parete destra;
  11. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, panoramica generale;
  12. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, panoramica dall’antioratorio;
  13. Palermo, Oratorio di San Lorenzo, panoramica generale;
  14. Palermo, Oratorio di San Lorenzo, scranni lignei in avorio e madreperla sul lato sinistro;
  15. Palermo, Oratorio di San Lorenzo, scranni lignei in avorio e madreperla sul lato destro (particolare degli intarsi di sostegno);
  16. Palermo, Oratorio di San Lorenzo, teatrino con San Lorenzo e papa Sisto II;
  17. Palermo, Oratorio di San Lorenzo, statua allegorica della Virtù francescana dell’Elemosina;
  18. Palermo, Oratorio di San Lorenzo, teatrino con San Lorenzo dona i beni della Chiesa ai poveri;
  19. Palermo, Oratorio di San Lorenzo, teatrino con la Tentazione di San Francesco;
  20. Palermo, Oratorio di San Lorenzo, teatrino con San Francesco veste un povero;
  21. Palermo, Oratorio di San Lorenzo, statua allegorica della Virtù francescana dell’Umiltà;
  22. Palermo, oratorio di San Lorenzo, teatrino con La preghiera del santo al sultano;
  23. Palermo, oratorio di San Lorenzo, panoramica generale della controparete d’ingresso con la raffigurazione del Martirio di San Lorenzo (al centro della parete);
  24. Palermo, oratorio di San Lorenzo, abside con la pala d’altare della Natività del Caravaggio (copia);
  25. Palermo, oratorio di San Lorenzo, Michelangelo Merisi da Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, (copia da originale trafugato nel 1969);
  26. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, panoramica generale;
  27. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, decorazioni sulla parete sinistra (tela della Visitazione a S. Elisabetta, statua allegorica dell’Umiltà e, al registro superiore, cartiglio in stucco e oro e medaglione in stucco e oro);
  28. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, medaglione in stucco e oro sulla parete sinistra;
  29. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, statua con figura allegorica della Giustizia alla base dell’arco trionfale che immette all’abside (lato destro);
  30. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, Antoon Van Dick (scuola di), Crocifissione;
  31. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, statua con figura allegorica della Giustizia;
  32. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, statua con figura allegorica della Fortezza (da notare la serpe sulla colonna, firma di Giacomo Serpotta);
  33. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, Matthias Stomer, Flagellazione;
  34. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, panoramica del presbiterio con la tela della Madonna del Rosario con San Domenico e le patrone di Palermo di Antoon Van Dick;
  35. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, Antoon Van Dick, Madonna del Rosario con San Domenico e le patrone di Palermo, 1628, pala d’altare (la tela venne commissionata al pittore olandese nel 1624; egli la dipinse a Genova nel 1628 per poi inviarla a Palermo);
  36. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, particolare della decorazione in stucco della parete sinistra dell’abside;
  37. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, particolare della decorazione in stucco della parete destra dell’abside;
  38. Palermo, Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, soffitto affrescato.

Autore del contributo per il blog “La Tutela del Patrimonio Culturale”: Emanuele Riccobene

Foto di Emanuele Riccobene. Ne è vietata la diffusione senza l’esplicito consenso dell’autore e/o l’indicazione dei credits fotografici, nonché del link relativo al presente articolo.

Scritto in data: 31 luglio 2022

Il contributo è scaricabile in formato pdf al seguente link.

Le immagini sono inserite per puro scopo illustrativo e senza alcun fine di lucro.


[1] C. Griffo, A. Ganazzoli (a cura di), La decorazione barocca. Gli oratori e gli stucchi, in Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo, Le mappe del tesoro. Venti itinerari alla scoperta del patrimonio culturale di Palermo e della sua provincia, vol. 10, Regione Siciliana, Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Palermo 2015, p. 5.

[2] Ibidem, p. 25.

[3] Ibidem, p. 28.

[4] M. Scalisi (a cura di), La guida turistica. Manuale di preparazione per l’esame di abilitazione di guida turistica – Sicilia, DES, Palermo 2015, p. 133; cfr. anche S. Schirò, Giacomo Serpotta: grande stuccatore d’Europa al seguente link: https://www.palermoviva.it/giacomo-serpotta-il-piu-grande-stuccatore-deuropa (URL consultato in data: 13.07.2022).

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About Emanuele Riccobene 13 Articles
Storico. Ha conseguito il master I° livello in "Esperti nella tutela del patrimonio culturale" presso l'Università "Roma Tre". Ha all'attivo pubblicazioni sulla storia politica, militare, economica e sociale della Sicilia. Sta inventariando il patrimonio culturale immateriale del Comune di Delia (CL).