Mostra “Il mondo salverà la bellezza? Prevenzione e sicurezza per la tutela dei Beni Culturali” – Roma, Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo (13 luglio – 4 novembre 2021)

Un viso dolce incorniciato dal manto azzurro, lo sguardo puntato verso il basso dove il fedele trova luogo nelle sue suppliche, in braccio il Bambino dal viso paffuto sottolineato da gote rosate: è così che si presenta la Madonna di Ussita, splendida nella sua versione post recupero e restauro. Era ridotta in frantumi di ceramica policroma, dispersa tra le macerie del terremoto che colpì il Centro Italia nel 2016, ma la costanza e la testardaggine di chi, tra Carabinieri del Comando TPC e professionisti della cultura, hanno consentito il ritorno alla magnificenza di un’opera il cui valore risiede proprio nella devozione e nell’affettività dei cittadini, perché quando tutto viene a mancare, quando il proprio mondo cade a pezzi, le opere che richiamano la nostra storia diventano un punto di riferimento, volto a costituire un fondamentale tassello di quella importantissima identità culturale.

È proprio quest’ultimo uno dei concetti base su cui vuole focalizzarsi la mostra “Il mondo salverà la bellezza? Prevenzione e sicurezza per la tutela dei Beni Culturali”, organizzata presso il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, dal Comando Carabinieri TPC insieme al Centro Europeo per il Turismo e la Cultura e dalla Direzione Generale Sicurezza del Patrimonio Culturale. Non è solo il salvataggio delle migliaia di opere dai vari terremoti che hanno sconvolto la nostra penisola a costituire un passaggio obbligato verso il mantenimento dell’arte e della storia che ci contraddistingue, ma anche le indagini e i conseguenti recuperi di quei beni culturali che, illecitamente sottratti, vengono esportati altrove. La prima sala, infatti, è contraddistinta da ritorni speciali, in particolar modo dalla Svizzera: ci sono un elmo, una corazza, una coppia di schinieri e una spada, tutti reperti compresi tra IX e IV secolo a.C., frutti di scavi clandestini. Si tratta di reperti decontestualizzati, strappati alla propria storia distrutta dalla pala e da qualche spillone utilizzati brutalmente dai tombaroli per sondare sistematicamente il terreno potenzialmente “fertile”.

Ci sono poi le consegne spontanee, come quella del recentissimo ritorno di un frammento dell’obelisco di Montecitorio da parte di un antiquario romano, oppure della splendida testa marmorea di divinità femminile (I secolo d.C.) restituita dal direttore della casa d’aste di Montecarlo presso cui era in vendita. In uno spazio a sé, trova luogo, accanto alla Santa Maria Maddalena penitente rubata a Roma e recuperata a Osimo, la Crocifissione originale di Brueghel il giovane. La copia, infatti, fu inserita dai Carabinieri – informati del furto in programma – al posto della tela, che trovò protezione in un luogo segreto, senza far ritorno alla chiesa di Castelnuovo Magra. È questo episodio che vuole far riflettere proprio sulla sicurezza dei luoghi d’arte, che essi siano musei, o chiese, le più colpite dai ladri.

L’arte è fragile, così come lo è la nostra storia che deve essere protetta. Lo dimostrano le opere che, così come la già citata Madonna di Ussita o il Crocifisso da Arquata del Tronto, sono “sopravvissute” alle scosse sismiche o, in generale, ai disastri naturali, ma anche quei reperti che, strappati dal proprio contesto, vengono frantumati, venduti, fatti viaggiare all’interno di casse sino ad arrivare dall’altra parte del mondo.

Ne sono testimonianza il cratere di Eufronio a figure rosse, finito a New York e tornato in Italia nel 2007, alcuni piatti attici ancora a figure rosse individuati all’interno dei magazzini del Porto franco di Ginevra, l’antefissa con satiro e menade restituita dal J. Paul Getty Museum di Malibu, le lastre in terracotta dipinta portate a Copenaghen. Ci sono reperti che hanno viaggiato e girato il mondo senza raccontare più nulla della propria storia se non qualche dettaglio funzionale o iconografico; ci sono reperti spogliati, trasformati in soprammobili belli da vedere per qualche collezionista; ci sono luoghi che non hanno più nulla da trasmettere perché privati del proprio passato.

È qui che si comprende quanto sia importante il lavoro dell’archeologo che, attraverso il minuzioso scavo stratigrafico, la ricerca e lo studio dei materiali, riesce a restituire una linea temporale alla comunità, altrimenti “rubata” dai tombaroli. I professionisti della cultura devono essere al fianco delle forze dell’ordine, in tal caso dei Carabinieri del Comando TPC, per riuscire a contrastare tutti quei fenomeni criminosi ancora troppo presenti nel nostro paese. Come? Certamente sensibilizzando i cittadini, comunicando in modo semplice e comprensibile i risultati delle proprie ricerche. Al contempo l’Arma, attraverso le attività di prevenzione, di indagine, di comparazione con la Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti può agire in difesa della storia della comunità, della bellezza e dell’identità culturale.

Forse è questo che, infine, vuole trasmettere Michelangelo Pistoletto con l’opera “Carabinieri” (2021), dove due membri dell’Arma sono immortalati nell’alta uniforme, sorridenti verso il centro della scena, occupato dal visitatore, da quello stesso cittadino che si riflette, protetto e accostato ai due Carabinieri in un rapporto di collaborazione reciproca, di gratitudine e di sicurezza.

Il mondo, quindi, salverà la bellezza? Forse sì, anche se sarà difficile. A volte solo in pochi combatteranno per una giusta causa culturale, ma non si dimentichi la gratificazione per aver fatto il possibile affinché la memoria si possa conservare, proseguendo a splendere nei colori di un dipinto, nei tratti morbidi di una scultura o nel vissuto secolare di un reperto archeologico.

Autore del contributo per il blog “La Tutela del Patrimonio Culturale”: Cristina Cumbo

Foto di Cristina Cumbo. Le immagini hanno il solo scopo di illustrare le riflessioni pubblicate sul presente blog.

Scritto in data: 19 settembre 2021

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About Cristina Cumbo 81 Articles
Archeologa; Dottore di ricerca in Archeologia Cristiana; amministratrice, fondatrice e responsabile del blog #LaTPC, nonché dalla pagina Facebook "La Tutela del Patrimonio Culturale"