Reporter per #LaTPC: la c.d. chiesa di Santa Croce in Villa Catena a Poli (RM)

Monumento/sito: chiesa/torretta di avvistamento

Luogo: Villa Catena a Poli (RM)

Funzionalità e descrizione: in un articolo precedentemente pubblicato, abbiamo descritto la storia di Villa Catena (link), impiegata come set cinematografico. In questo caso, vogliamo condurvi nella Villa, soffermandoci su una delle strutture presenti internamente: la Chiesa di Santa Croce.

Ricordiamo che la Villa – attualmente non aperta al pubblico – sorge nei pressi del centro di Poli, e non si hanno notizie certe sull’origine del suo nome. Seguendo le teorie più comuni, si è pensato possa trarre ispirazione: dai giochi d’acqua che la caratterizzavano; dal susseguirsi di bellezze architettoniche al suo interno; da una catena che impediva l’accesso alle carrozze; o ancora, secondo ipotesi più “romanzate”, che la Villa fosse considerata luogo di delizie o, diversamente, luogo di fatica per gli operai che vi lavoravano. Consultando, però, alcune planimetrie storiche, si potrebbe pensare anche che il nome derivi dalla catena di colli che la circondano, o ancora dalla Valle Catena dove sorge la Villa omonima (per approfondire la tematica toponomastica, si consiglia la consultazione della cartografia storica indicata in bibliografia, da cui sono state tratte le ultime ipotesi sotto menzionate).

Tra le varie strutture, però, che caratterizzano la Villa, ve n’è una in particolare su cui vogliamo focalizzare l’attenzione: quella denominata “Chiesa di Santa Croce”. Non possediamo molte informazioni a riguardo, ma le scarse fonti consentono di poter avanzare due ipotesi: una che la considera parte di un sistema di altre chiese; l’altra che la vede, invece, come una torretta di avvistamento, poi riutilizzata per finalità religiose.

Nei primi anni del 1700, Papa Innocenzo XIII (Michelangelo Conti, facente parte della famiglia che rivestì un ruolo importante per l’intera Poli) fece visita a Villa Catena. Sembra che, proprio in quell’occasione, espresse la volontà di erigere sette cappelle all’interno della Villa, al fine di riproporre il percorso di indulgenza delle sette Chiese di Roma. Pare addirittura che ne venne realizzata una riproduzione sulla terrazza della Fortezza (quest’ultima costituirebbe l’edificio principale della Villa), di cui non abbiamo alcuna certezza. L’unica testimonianza è costituita dalle parole riportate su Emporium (si veda la bibliografia): “Sopra il terrazzo della villa erano state erette sette cappelle, sostituenti in qualche guisa le sette basiliche che, a Roma, il Papa doveva visitare pregando”.

L’aspetto, però, più che ad una chiesa rimanda ad una torretta di avvistamento. Ne avete presente qualcuna? Un valido confronto si può avere – seppur in contesti totalmente differenti – con Tor Caldara ad Anzio (link). A sostegno di tale ipotesi, è possibile notare che sulla planimetria – probabilmente la CTR degli anni ‘90 –, riportata nel libro “Agro Romano Antico. Guida alla scoperta del territorio” curato da Italia Nostra, la Chiesa di Santa Croce è indicata come “Torre S. Croce”.

La c.d. Santa Croce è una struttura alta 11 metri circa, con un diametro di circa 10 metri. Presenta un solo accesso e cinque aperture finestrate sul perimetro. Nonostante la presenza di vegetazione infestante, si nota una copertura, forse indice di un intervento mai portato a compimento. A tal riguardo, si può pensare che l’intenzione fosse quella di modificarla e trasformarla in chiesa “ufficiale” della Villa, , accantonando quindi l’idea di far edificare sette cappelle. In alternativa, possiamo credere che la c.d. Santa Croce facesse parte del sistema delle sette strutture rappresentanti le sette Chiese di Roma, a noi però purtroppo non pervenute.

Le ipotesi sono state avanzate dall’autrice nell’ambito del laboratorio universitario di Restauro e Paesaggio, Corso di Laurea in Architettura del Paesaggio, Sapienza Università di Roma (interateneo con l’Università degli Studi della Tuscia), a.a. 2018-2019, affrontando il tema di valorizzazione di Villa Catena, il cui studio preliminare necessiterebbe chiaramente di ulteriori sopralluoghi e studi. Si spera che un patrimonio così importante venga presto valorizzato e reso accessibile a tutti.

Bibliografia essenziale:

Cartografia: 1739 – Diego de Revillas, Territorio della Diocesi di Tivoli; 1820 – Antonio Litta, Foglio 4. Marittima e campagna; 1913(1914) – Pompeo Spinetti, Foglio 3. Lunghezza lato sinistro.

G. Cascioli, Memorie storiche di Poli, 1896, capitolo XX, p. 215.

F. Condò, E. De Vita, Italia Nostra (a cura di), Agro Romano antico. Guida alla scoperta del territorio, Roma 2011.

V. A. Cumbo, Luoghi abbandonati come set cinematografici: quando l’architettura si fa scenografia (parte 1), su La Tutela del Patrimonio Culturale – Blog (08.02.2021): https://latpc.altervista.org/luoghi-abbandonati-come-set-cinematografici-quando-larchitettura-si-fa-scenografia-parte-1/

Emporium, Le grandi ville italiane: la Villa Catena e i Monti Sabini, 11, 66 (1900), pp. 465-481. Sotterranei di Roma, Villa Catena: https://www.sotterraneidiroma.it/sites/villa-catena

Testo e foto di: Valentina Angela Cumbo. Ne è vietata la diffusione senza l’esplicito consenso dell’autrice e/o l’indicazione dei credits fotografici, nonché del link relativo al presente articolo.

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Architetto junior e Paesaggista iscritta all'Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia