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Aegyptus: la storia mai raccontata dell’antico Egitto in mostra presso l’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano, tra reperti dei depositi e beni recuperati dai Carabinieri

Le sabbie del deserto, i resti di antichi templi che svettano colpiti dal sole del mattino, le acque del fiume Nilo, le tombe incavate nella roccia hanno sempre affascinato gli esploratori di tutte le epoche. L’Egitto, granaio di Roma, non ha mai smesso di vivere. Tra l’Ottocento e i primi del Novecento, con le missioni coloniali e i ritrovamenti più sostanziosi (ma anche maggiormente distruttivi), la terra dei Faraoni è divenuta meta ambita, soprattutto per la scoperta di reperti posti in commercio sui banchi dei mercati e delle stesse mummie, addirittura vendute per far sì che i nobili signorotti si divertissero – una volta tornati in patria – a sbendarle, organizzando vere e proprie riunioni per lo svelamento dei corpi.

Il traffico di reperti egizi ed egittizzanti (quindi falsi) non è mai terminato. Nonostante i controlli più stringenti anche da parte del Governo Egiziano su chi esporta illegalmente i beni culturali, qualcosa – soprattutto negli anni passati – è riuscito a sfuggire. Lo dimostrano i reperti in esposizione presso l’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano a Roma, nota come “Museo dell’Arte Salvata”, dove i recuperi del Comando Carabinieri TPC parlano tematicamente di quell’Egitto depredato nell’ambito della mostra “Aegyptus – Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserto in epoca romana“.

Si tratta in gran parte di reperti di piccole dimensioni, in passato acquistati come souvenir, facilmente trasportabili: scarabei, amuleti, lucerne, ushabti (statuette funerarie poste nella tomba del defunto che, secondo la credenza egizia, si animavano con la recita delle formule tratte dal Libro dei Morti), unguentari, vasi da kohl, frammenti di sarcofagi lignei.

Ma ci sono anche manufatti di dimensioni più sostanziose: una statua frammentaria di Tolomeo XII, una statua dipinta di Ptah Sokar recuperata dal Nucleo TPC di Udine, maschere frammentarie poste a coronamento dei sarcofagi, statuette, maschere funerarie, coppette in faience azzurra, frammenti di bassorilievi. A tutto ciò si aggiungano i reperti copti, databili tra il VI e il XII secolo d.C.: tessuti frammentari provenienti da chissà quale necropoli, croci in argento, ampolle che ormai rivelano la presenza del cristianesimo in Egitto.

Accanto ai reperti autentici e, purtroppo, totalmente decontestualizzati, come si diceva, sono posti anche quelli falsi. L’opera più spiccatamente “non originale” è un celebre bassorilievo raffigurante il faraone Akhenaton che bacia una delle figlie, illuminata dai raggi del sole (Aton). La patina è stata ottenuta con materiali moderni e l’incisione delle figure appare tristemente non rifinita.

Ma Aegyptus non riguarda solo il traffico illecito. L’esposizione illustra anche un aspetto poco approfondito nella storia: quello della presenza romana in Egitto, con la costruzione di fortezze e di opere idrauliche che miravano a supportare gli scambi commerciali e le vie carovaniere. Gli stessi romani ammiravano profondamente quella terra esotica, tanto da dedicare un tempio a Iside e a Serapide a Roma, in Campo Marzio. I reperti, alcuni dei quali mai usciti prima dai depositi del Museo Nazionale Romano, raccontano di una compenetrazione delle due culture, soprattutto a partire dall’età augustea fino al IV secolo d.C. Ritroviamo, allora, la raffigurazione di scene nilotiche, o la presenza di capitelli compositi “campaniformi” con fiori di loto, o ancora attributi come la corona di pino, simbolo del trionfo di Osiride, portata sul capo dal un fanciullo rappresentato come atleta che si deterge con lo strigile.

Per far sì che il visitatore sia completamente immerso in quel clima esotico e misterioso che l’Egitto prosegue a possedere, il percorso si arricchisce di video proiettati su maxischermi “avvolgenti”: le missioni di ricerca italiane in Egitto mostrano quanto ancora ci sia da scoprire e da imparare su questa antica civiltà e, infine, attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale viene narrata la storia di una bambina del IV secolo d.C. circa che, dalle oasi ai templi ormai abbandonati, ritrova quelle testimonianze di un passato ancora vivo tra le sabbie del deserto.

Ulteriori informazioni:

Mostra “Aegyptus – Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserto in epoca romana ”

Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano/Museo dell’Arte Salvata

Via Giuseppe Romita, 8 – Roma

Dal 3 luglio 2026 al 15 novembre 2026

E’ possibile acquistare il solo biglietto d’ingresso per la mostra online, oppure attraverso i totem all’entrata dell’Aula.

Autore del contributo per il blog “La Tutela del Patrimonio Culturale”: Cristina Cumbo

Scritto in data: 12 luglio 2026

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Pubblicato da Cristina Cumbo

Archeologa; Dottore di ricerca in Archeologia Cristiana; amministratrice, fondatrice e responsabile del blog "La Tutela del Patrimonio Culturale" (#LaTPC) e dei social ad esso connessi. Ha frequentato il primo corso di perfezionamento in tutela del patrimonio culturale in collaborazione con il Comando Carabinieri TPC presso l'Università di Roma Tre (2013) e il Master annuale di II livello in “Strumenti scientifici di supporto alla conoscenza e alla tutela del patrimonio culturale” attivo presso il medesimo ateneo (2019). E' stata assegnista di ricerca presso l'ISPC - CNR, dove si è occupata dell'analisi storica del fenomeno del vandalismo sul patrimonio naturale e culturale in Italia per la redazione di linee guida funzionali alla mitigazione del rischio nell'ambito del progetto CHANGES (marzo 2024-marzo 2025). Dal mese di gennaio 2022 collabora con l'Institutum Carmelitanum e l'Archivio Generale dell'Ordine Carmelitano conducendo ricerche storiche su alcune proprietà Carmelitane a Roma.