Evoluzioni del falso: cristianesimo e medioevo

Di certo non sbagliava Luciano Canfora quando in un suo intervento (giornate di studio “Lo specchio della realtà. I falsi e la storia dell’arte”, organizzate dalla Fondazione Federico Zeri a Bologna, 23-24 ottobre 2013) affermò che “il falso è più abbondante del vero”:letteratura storica e cronaca moderna ne danno costante conferma. Nei secoli il falso ha attraversato tutte le manifestazioni dell’ingegno umano: ripercorrendone la genesi, in questo paragrafo virtuale che segue Evoluzioni del falso: le origini e Evoluzioni del falso: la cultura mediterranea antica, andremo a tracciare le linee principali attorno al fenomeno dell’inganno soffermandoci sui secoli all’origine del Cristianesimo sino al Medioevo.

All’origine del Cristianesimo

Il contesto storico di riferimento iniziale è quello che si sussegue dopo la fine dell’Impero Romano d’Occidente, che vide il progressivo affermarsi del Cristianesimo. Con il passaggio del potere dalle mani degli imperatori a quelle dei vescovi cristiani, nella prima fase di diffusione e radicamento della nascente religione si sentì l’esigenza di definire quali fossero le verità dei testi sacri da contrappore alle numerose false interpretazioni, nonché manomissioni degli scritti d’epoca. Immagini e parole erano funzionali per dispiegare il racconto, ed è proprio dalla parola che sorsero le prime significative falsificazioni: la chiesa fissò il canone, ossia quei riferimenti ufficiali rappresentati dai libri dell’Antico e Nuovo Testamento quali testimonianza storica sulla vita e predicazione di Cristo e dei suoi contemporanei, a cui si contrapposero testimonianze di origine pagana, nate spesso con intento polemico da adoperare nelle controversie tra ortodossi ed eretici; fiorirono scritti anonimi, (impiegati per promuovere dottrine non ortodosse) o con falsa indicazione di autore (apporre un nome più autorevole conferiva allo scritto onorabilità e prestigio), cosiddetti pseudepigrapha.  

Un esempio noto di quest’ultima fattispecie è dato dal Protovangelo di Giacomo il Giusto (primo vescovo di Gerusalemme), dedicato alla narrazione dell’infanzia di Gesù: è un vangelo apocrifo, ossia non incluso nei Vangeli canonici, con attribuzione pseudoepigrafa, ovvero ascritta a Giacomo (morto nel 62 d.C.), ma una serie di elementi anacronistici hanno indotto gli studiosi ad escludere la paternità del testo scritto e ritenerlo successivo alla sua morte.

Analogo esempio lo si trova nel Vangelo di Pietro (metà II secolo) dedicato alla passione, alla morte e alla resurrezione di Gesù, anch’esso apocrifo e con attribuzione pseudoepigrafa per avvalorarne l’autorevolezza (Fig. 1).

Secondo le approfondite ricerche pubblicate dal Prof. Barth D. Eherman, specializzato in studi sul Gesù storico e sulla storia delle origini del Cristianesimo nonché degli apocrifi neotestamentari e citate per ulteriori riflessioni dallo storico Prof. Paolo Preto, ricorsero manomissioni, parziali o totali, su atti e lettere degli apostoli, carteggi dei padri della chiesa e falsi decreti imperiali.

Il falso si manifestò anche nell’agiografia (testimonianze della vita e del culto dei santi), in cui vennero rivendicati accadimenti, luoghi, date, alterando la verità storica per glorificarne le qualità e le vicissitudini. Nell’ambito teologico-ecclesiastico con la diffusione di tutti gli scritti che gravitarono attorno alle origini cristiane, si adoperò il termine apocrifo: apocrifi sono tutti quegli scritti ritenuti in antitesi con i testi canonici, pertanto, non riconosciuti ufficialmente o comunque non ritenuti portatori di verità; il termine, oggi traslato anche in altri ambiti, viene utilizzato più generalmente nel linguaggio contemporaneo per indicare un testo, un documento o una firma, falsi.

Il Medioevo

Successivamente all’affermarsi della religione Cristiana, ci fu un’impennata di ritrovamenti (veri e presunti) oltre che di scritti e documenti, di reliquie e oggetti afferenti santi o altri personaggi associati alla diffusione del nuovo credo. L’arte, ora più che mai, era rivolta alla descrizione del sacro, affinché i fedeli fossero istruiti e potessero conoscere la Bibbia, il Vangelo e le storie dei Santi. Se da un lato in questo periodo si persero gran parte delle maestranze e competenze acquisite in epoca romana, dall’altro ci furono comunque originali manifestazioni estetiche. Nonostante questo, complice forse una certa diffusa ignoranza, nonché la distruzione di moltissimi beni avvenuta per mezzo di guerre ed invasioni, non tutti sapranno che nella storiografia europea dal Rinascimento ai nostri giorni, il Medioevo è stato bollato proprio come Età dei falsi o Medioevo falsario. Alcuni studiosi sostengono che in nessuna età della storia europea i falsi abbiano avuto un ruolo così preponderante come avvenne nel Medioevo; nell’età di mezzo il falso era parte integrante della vita quotidiana. Gli storici europei nel tempo hanno stilato vere e proprie statistiche con il fine di distribuire, sulla base delle aree nazionali e politiche o dell’ordine religioso, la percentuale di mole di falsi documentali redatta in quest’epoca.

Si falsificarono diplomi imperiali e regi, bolle papali, leggi, carte, trattati teologici e liturgici, atti di monasteri, vescovati e concili, indulgenze, miracoli, testamenti, cronache sia laiche che religiose, iscrizioni, opere letterarie, carte geografiche, merci, sigilli, monete e naturalmente, opere d’arte.

Come accennato nel preambolo di questa sezione, la società religiosa medioevale fu invasa da una massiccia presenza di reliquie (per un ulteriore approfondimento sul tema, invito a leggere il contributo di Cristina Cumbo, Reliquiari e reliquie: furti, falsificazione e commercio illecito. Breve approfondimento sugli aspetti devozionali e legislativi) la cui devozione era di grande importanza per i fedeli, ma il cui traffico degenerò in un lucroso affare. Chiodi della croce e resti della stessa, corone di spine, terra della Palestina, il latte della Vergine, frammenti di vesti, ossa, denti, finanche sangue, emersero alimentando la credulità popolare grazie al benestare della chiesa. In questo quadro storico compare l’utilizzo del termine pia fraus (pia frode), impiegato per la prima volta nelle Metamorfosi di Ovidio (43 a.C. – 17 d.C.) e che potremmo tradurre come inganno benevolo messo in atto nell’ambito di un artificio (sia che fosse scritto, orale o materiale), con un fine ritenuto giusto o in buona fede.

Talvolta la falsa reliquia poteva essere accompagnata da una falsa documentazione fabbricata per avvalorare il ritrovamento della reliquia stessa. Falsi totali o falsi parziali: anche in quest’epoca le formule, con cui il falso veniva elaborato, potevano essere molteplici. Numerosi reperti di epoca medioevale hanno raggiunto una grande celebrità popolare e tutt’oggi l’autenticità è oggetto di dibattito e controversie tra gli studiosi, dividendo spesso sia l’opinione degli esperti sia l’opinione pubblica. Senza entrare nel merito dei singoli casi, ai quali indubbiamente si devono i loro significati simbolici intrinseci cui i fedeli sono legati, cito solo alcuni degli esempi che hanno richiamato maggior attenzione come i vari esemplari di sudarium di Gesù (di cui due conservati in Italia e uno in Spagna) o la variante di Velo della Veronica (di cui cinque custoditi in Italia, due in Spagna, uno a Vienna, con autenticità presunta di almeno sei esemplari).

Il paradosso della storia del falso è che questa ciclicamente si ripete. Gli stessi reliquari prodotti in epoca medievale, spesso decorati con grande pregio e maestria, furono a loro volta contraffatti in epoche successive. A titolo esemplificativo, in età contemporanea il falsario brittannico Shaun Greenhalgh, la cui attività fraudolenta si protrasse per circa 17 anni tra gli anni Novanta e Duemila, forgiò un credibile reliquario contenente un presunto frammento della croce di Cristo; nel 2002 fu rinvenuto in Israele l’ossario di Giacomo, un’urna funeraria in calcare bianco avente incisa la scritta aramaica Giacomo figlio di Giuseppe fratello di Gesù, la cui autenticità è ritenuta  dubbia da parte di molti studiosi ­ in particolare l’oggetto di discussione è l’iscrizione ritenuta postuma che inquadrano il manufatto come falso (parziale) moderno (Fig. 2).

Occorre infine precisare, che anche in questa circostanza storica il concetto di falso va collocato nel contesto della mentalità e della realtà sociopolitica dell’epoca: sebbene la circolazione dei falsi fosse ritenuta moralmente illecita e la morale cristiana già condannasse la frode e la menzogna, introducendo pene e sanzioni contro i falsari di ogni genere, tante furono le giustificazioni e le attenuanti per cui il falso ebbe larga diffusione.   

Bibliografia essenziale:

  • L. Canfora, La lettera come oggetto privilegiato di falsificazione in A. Ottani Cavina, M. Natale (a cura di), Il falso specchio della realtà, Interventi giornate di studio “Lo specchio della realtà. I falsi e la storia dell’arte”, organizzate dalla Fondazione Federico Zeri a Bologna, 23-24 ottobre 2013, Torino, 2017, pp. 37-48.
  • M. Cerbella, I falsi come riconoscerli nell’arte e nell’antiquariato, Stia, 2008, pp. 22-31.
  • S. J. Fleming, Authenticity in Art, the scientific detection of forgery, New York 1975.
  • M. Jones, P. Craddock, N. Barker, Fake, the art of deception, Los Angeles 1990, pp. 79-97.
  • C. Märtl, Isto Anno Prevalebunt Falsarii. Fälscher Im Spätmittelalterlichen Regensburg in Fälschungen im Mittelalter, Internationaler Kongreß der Monumenta Germaniae Historica München, 16-19 settembre 1986, Hannover 1988, Vol. III pp. 551-571.
  • P. Preto, Falsi e falsari nella storia dal mondo antico a oggi, a cura di W. Panciera, A. Savio, Roma 2020, pp. 19-77 (versione E-book).  
  • P. Thea, Il vero cioè il falso, invenzione, riconoscimento e rivelazione nell’arte, Milano 2003.

Autore del contributo per il blog “La Tutela del Patrimonio Culturale”: Tamara Follesa

Scritto in data: 19 aprile 2023

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About Tamara Follesa 8 Articles
Storica dell'Arte, Perito d’Arte Moderna e Contemporanea del Tribunale di Cagliari, Perito Calligrafo. Specializzata al Master annuale di II livello in “Strumenti scientifici di supporto alla conoscenza e alla tutela del patrimonio culturale” presso l'Università degli Studi di Roma Tre con la Tesi “Metodologie di Indagine e approcci multidisciplinari nell'autenticazione dell'arte contemporanea per il contrasto al fenomeno della falsificazione”, a cui ha fatto seguito la Borsa di studio del Centro Di Eccellenza Del Distretto Tecnologico Culturale Della Regione Lazio (DTC Lazio-Italia). All’interno del percorso di formazione ha svolto uno stage di sperimentazione operativa presso il Laboratorio del Falso a Roma, centro di studio per il contrasto alla falsificazione dei beni culturali e d’arte. Attualmente continua ad ampliare la propria formazione con il Master Biennale di II livello "Esperti nelle attività di valutazione e tutela del Patrimonio Culturale", presso l'Università degli Studi di Roma Tre, Dipartimento di Studi Umanistici, in collaborazione con il Ministero della Cultura (MiC) e il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (CC TPC). Presta la sua professionalità in qualità di Perito del Tribunale e Consulente Tecnico per la Procura della Repubblica nell’ambito del processo penale occupandosi della verifica dell’autenticità di opere d’arte poste sotto indagine e sequestro; ha svolto, inoltre, incarichi di accertamento tecnico preventivo nel corso di procedimenti cautelari. Collabora con laboratori di diagnostica scientifica e studi di consulenze nel campo dell’autenticazione in Italia e all’estero. Si è occupata dell’inventariazione e la stima di importanti collezioni d’arte di Fondazioni/Archivi d'Artista e Collezioni Aziendali di Istituzioni pubbliche. Attualmente è Professore a contratto per il Workshop "Le Professioni dell'Arte: sistema, economia, legislazione" istituito presso l'Università degli Studi di Teramo, Dipartimento di Scienze della Comunicazione. Dal 2024 infine svolge attività di supporto alla comunicazione culturale per il progetto editoriale CoRes-Project (Conservazione e Restauro).